Tra Mito e realtà
   

 

 

Il mito, originario della cultura antica, trae le sue origini dalla volontà di conoscenza del mondo intorno all’ uomo. Sostanzialmente, il mito narra di come qualcosa che prima non esisteva ha preso origine e di ciò che prima era diverso ed ora è cambiato.

Esistono tipi diversi di miti: cosmogonici, teogonici, antropogonici. In questa sede, si analizzano i primi due tipi poiché, nelle religioni politeistiche quali quelle del mondo antico sono strettamente connessi. I miti cosmogonici, quelli cioè che narrano l’origine dell’universo sono presenti in quasi tutte le tradizioni arcaiche a noi note. Sono fermamente convinta che alla base di alcuni miti come l’ origine dell’ universo, Atlantide, il Viracocha  Maya, gli Oannes babilonesi, il Mosè biblico, il Graal, l’ Arca dell’ Alleanza, esista un fondamento storico. A suffragio di questa mia convinzione vengono in aiuto i più recenti ritrovamenti archeologici alcuni dei quali ritenuti piuttosto scomodi per l’archeologia accademica poiché obbligano spesso a rivedere la storia delle nostre origini.

Il mito del Diluvio Universale è presente in molte civiltà. Si può supporre che esso abbia un fondamento nella realtà storica e che conservi il ricordo di una o più disastrose inondazioni. La versione del Diluvio che no conosciamo più a fondo è quella biblica, nella quale Dio si vendica nei confronti dell’Umanità corrotta risparmiando soltanto la famiglia di Noè. Le più antiche narrazioni del diluvio provengono però dalla mitologia dei Sumeri e degli Assiro-Babilonesi. Il Noè sumero si chiama Ziusudra che significa “vita dai giorni prolungati”. Egli è avvertito dal Dio Enki che gli altri dei hanno deciso di distruggere l’umanità, così si costruisce una barca con la quale si salva dalle piogge che imperversano nel paese per sette giorni. Per lui, tuttavia, non c’è più posto sulla nuova terra e quindi viene relegato oltre il mare, in una terra d’oriente.

Nei testi babilonesi il protagonista si chiama Utnapishtim cioè “colui che ha visto la vita (immortale)” e viene informato dell’imminente diluvio dal dio Ea. Un altro mito babilonese riguardante il diluivo vede protagonista Atrahsis che significa “grande saggio”. Anche nella mitologia greca vi è traccia del diluvio: Zeus era in collera con la razza umana perché spergiura, così iniziò a sterminarla; si salvarono solo Deucalione e sua moglie. La tradizione ebraica fa risalire il diluvio biblico attorno al 2400 a. C., tuttavia alcune teorie fanno intuire che l’epoca del diluvio risalga almeno al 7000 a.C..

L’oceanografo che rintracciò i resti del Titanic (Robert Ballard) ritiene di aver trovato le tracce del diluvio: si tratta di un’antica linea costiera che scomparve in seguito ad una grande inondazione circa 7600 anni fa che decorre fra il mar nero ed il mar mediterraneo. La datazione è stata resa possibile con l’esame dei resti di fossile d’acqua dolce effettuata con la tecnologia al radiocarbonio.

Recenti ricerche dell’egittologo indipendente J. A. West e del geologo R. Schoch suggeriscono che la Sfinge di Giza risalga a tempi più antichi del 2500 a.C., poiché presenta i segni verticali provocati da un’erosione da parte dell’acqua. Sono inoltre state trovate delle strutture sommerse a largo del Giappone (Yonaguni) le cui forme ricordano le piramidi a gradoni della civiltà Maya. Sia Schoch che il Dott. Kimura, professore di scienze fisiche e terrestri dell’Università di Ryukyu , ritengono che le strutture siano formazioni geologiche naturali, manipolate e modificate dall’uomo. Se così fosse, risalirebbero almeno all’8000 a.C., epoca in cui tali costruzioni si trovavano in superficie ed è proprio in questa data che il “monumento” di Yonaguni si trovava vicinissimo al tropico del cancro. Ciò ha fatto supporre i molti appassionati di archeoastronomia che esso fosse un luogo sacro al pari delle strutture megalitiche dell’Europa del Nord.

Vi sono altri miti comuni alle diverse culture della terra. I babilonesi che assorbirono Sumeri nel loro impero, intorno al 2000 a.C., credevano che la civiltà fosse stata fondata da dei anfibi guidati da un capo chiamato Oannes (nome simile al termine Maya Ooana che significa “colui che dimora nell’acqua”). Anche la tribù africana dei Dogon venera tutt’oggi degli dei dalle sembianze di uomini-pesce denominati Nommo, che ritengono essere gli abitanti della terza stella del sistema Sirio.

 

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